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Aerospace & Energy: perché oggi il metallo non è più l’unica risposta

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Per decenni, nei settori aerospace ed energy, la scelta del materiale è stata quasi automatica: il metallo rappresentava la soluzione più affidabile per garantire resistenza, sicurezza e durata in ambienti operativi estremi. Questa scelta non era ideologica, ma ingegneristica.
Oggi, però, qualcosa sta cambiando. Non perché il metallo abbia perso valore, ma perché il contesto industriale è diventato più complesso. Requisiti di efficienza, flessibilità produttiva e ottimizzazione del ciclo di vita stanno portando progettisti e responsabili tecnici a riconsiderare le opzioni disponibili, con un approccio più analitico e meno tradizionale.

I limiti del metallo emergono lungo il ciclo di vita del componente

Quando si analizza una soluzione esclusivamente dal punto di vista strutturale, il metallo continua a offrire vantaggi evidenti. Ma se si estende l’analisi all’intero ciclo di vita del componente, emergono limiti sempre più difficili da ignorare.

Il primo è il peso. In ambito aerospace, ogni chilogrammo influisce direttamente su consumi ed efficienza. Nel settore energy, il peso impatta su installazione, movimentazione e costi logistici, soprattutto in impianti complessi o difficilmente accessibili.

C’è poi il tema della corrosione. Ambienti chimicamente aggressivi, umidità, cicli termici ripetuti e contaminanti accelerano il degrado dei materiali metallici. Questo comporta trattamenti superficiali, controlli periodici e sostituzioni preventive, con un impatto diretto sulle attività di manutenzione e sui costi MRO.

Un altro aspetto critico riguarda i tempi di approvvigionamento. La dipendenza da leghe specifiche, lavorazioni meccaniche complesse e supply chain globali rende spesso difficile rispondere rapidamente a variazioni di domanda o a necessità operative impreviste.

Infine, la complessità MRO. Molti componenti metallici sono progettati per essere robusti, ma non necessariamente per semplificare ispezioni, integrazione funzionale o assemblaggi. Il risultato è un aumento dei costi indiretti nel tempo, spesso sottovalutati in fase di progettazione.

Perché i polimeri ad alte performanceentrano nella discussione

È in questo contesto che i polimeri high-performance, come PEEK e Carbon PEEK, iniziano a essere presi seriamente in considerazione. Non come sostituti universali del metallo, ma come alternative mirate per applicazioni specifiche.

Organismi di riferimento come SAE Aerospace e ASTM International analizzano da anni il comportamento di questi materiali in contesti critici, definendo standard e linee guida per il loro utilizzo in ambito industriale.
Quello che emerge è un profilo prestazionale coerente e, soprattutto, prevedibile, quando il materiale viene selezionato e processato correttamente.

Le proprietà che fanno la differenza

Uno dei principali punti di forza del PEEK e delle sue varianti rinforzate è la resistenza termica. Questi materiali mantengono stabilità meccanica anche a temperature elevate, compatibili con molte applicazioni aerospace ed energy. Questo riduce il rischio di deformazioni e garantisce continuità operativa nel tempo.

Altro aspetto cruciale è la stabilità dimensionale. In componenti funzionali, dove tolleranze e accoppiamenti sono critici, il comportamento prevedibile sotto carico e in presenza di variazioni termiche rappresenta un vantaggio concreto rispetto a soluzioni metalliche più sensibili a dilatazioni e deformazioni.

Infine, la resistenza chimica. I polimeri ad alte performance mostrano un’elevata inerzia chimica verso carburanti, oli, solventi e agenti aggressivi. Questo si traduce in minore degrado del materiale, eliminazione di rivestimenti protettivi e riduzione degli interventi di manutenzione correttiva.

Quando la sostituzione del metallo ha davvero senso

La domanda chiave non è se un polimero possa sostituire il metallo, ma in quali condizioni operative questa scelta diventa ingegneristicamente ed economicamente vantaggiosa.

Nel white paper “Quando ha senso sostituire il metallo”, Roboze affronta il tema partendo da un presupposto chiaro: la sostituzione del metallo non è una scelta di materiale, ma una scelta di progetto.

Il documento analizza i casi in cui i limiti strutturali, termici, dimensionali o operativi dei metalli iniziano a generare costi nascosti lungo il ciclo di vita del componente, in termini di manutenzione, instabilità dimensionale, trattamenti aggiuntivi o ridotta affidabilità, e propone un metodo per valutare alternative tecnicamente più adatte al contesto applicativo.

Solo all’interno di questo quadro decisionale viene poi approfondito il ruolo dei polimeri ad alte performance e delle tecnologie produttive più idonee a valorizzarne le proprietà, andando oltre il semplice confronto di resistenza meccanica.

Scarica il white paper “Quando ha senso sostituire il metallo” per approfondire criteri, dati e casi applicativi utili a guidare la scelta del materiale in applicazioni ad alta criticità.

Un cambio di paradigma, non un cambio di materiale

Aerospace ed energy non stanno abbandonando il metallo. Stanno evolvendo il modo in cui scelgono i materiali. La progettazione non parte più dalla tradizione, ma dalla funzione reale del componente, dalle condizioni operative e dal costo complessivo lungo l’intero ciclo di vita.

In questo scenario, i polimeri ad alte performance non sono una scorciatoia, ma uno strumento ingegneristico aggiuntivo. Il vero cambiamento non è nel materiale in sé, ma nel processo decisionale che guida la sua selezione.

Il team tecnico Roboze affianca progettisti e responsabili industriali nell’analisi di fattibilità, supportando la valutazione del materiale più idoneo in base all’applicazione, al contesto operativo e al ciclo di vita del componente.

Contatta i nostri esperti per una valutazione tecnica dedicata e capire se la sostituzione del metallo ha senso nel tuo caso specifico.